Abbiamo chiesto ad Alessandra, tra le prime persone accolte di raccontare la sua storia.

Sono Alessandra e ho conosciuto questa esperienza di accoglienza alle origini nella casa di Novella Scardovi, la fondatrice della casa di accoglienza che oggi è “Novella”. Devo dire che subito, quando sono entrata nel piccolo appartamento di Novella, sono rimasta colpita dalla casa, ma non in quanto estetica, quanto, sentivo che in questa casa c’era un cuore. Un cuore grande. Mi sono sentita da subito accolta, come abbracciata quasi fisicamente da tutto quello che mi circondava. Non avevo mai visto una casa come quella, una casa, normale come tante altre, però c’era un qualcosa di più che non riuscivo ad afferrare e che comunque mi aveva preso ed ero…mi ricordo che ero ..molto emozionata ..ma emozionata positivamente. Ero, posso dirlo, felice di aver toccato il fondo per essere arrivata in quel posto lì. Quindi la mia prima esperienza è stata proprio in questa famiglia, dove c’era Novella, il marito Giuliano, i tre figli: Paolo, Lucia e Chiara, e poi c’erano poche altre persone accolte come me. Nella figura di Novella ho visto subito una persona speciale, una persona diversa dalle altre, con un’umanità diversa. Una persona attenta alla mia persona e vogliosa di conoscere. Conoscere … il mio intimo, il bisogno che avevo. E le persone accolte, le ho viste subito in modo difficile da spiegare, però le vedevo come delle sorelle, dei fratelli, già da subito: mi sentivo proprio a casa mia.

Più della casa e della mia famiglia nativa, che per quanto sono le mie origini di sangue, mancava di quel qualcosa che lì invece avevo trovato: un abbraccio, un interesse profondo verso la mia povera umanità che lì si è comunque riuscita, grazie a questo abbraccio, a sciogliere. Ho potuto soffrire, ho potuto essere me stessa pur nel mio dolore e sentirmi accettata per questo. Per cui la mia vita è incominciata, la mia rinascita è incominciata da lì. Come se fossi nata due volte e quella volta lì è stata la seconda volta, la volta dove io ho incominciato a essere veramente me stessa, dalle mie miserie ai miei piccoli momenti di gioia. Condividere, con le persone che mi circondavano, oltre che con Novella, che comunque, per me era un punto di riferimento, condividere tutto di me stessa. Quindi devo dire che da lì tutto è partito, da quella casa.

Che cosa vuol dire che fa bene a te stessa?

Diciamo che questa intervista a sorpresa è un qualcosa che io testimonio con piacere, perchè ho il desiderio di condividere questa mia esperienza con chi mi sta vedendo o ascoltando (intervista proposta in video il 9 marzo 2016 in occasione dell’incontro “Ogni pietra ha un nome”) e però fa soprattutto bene a me stessa perchè anche se i ricordi dentro di me sono indelebili, avere la possibilità di raccontarli, ravvivano la mia persona e fanno in modo che certe cose che ho vissuto rimangano di più, siano più luminose dentro di me … in modo che io possa camminare nella vita, con un ricordo, sempre, ancora vivo, ancora vivo, dell’esperienza che ho avuto, che comunque è ineguagliabile a qualunque esperienza che abbia vissuto prima dei miei 28 anni, quando è iniziata per me questa accoglienza.

Posso dire che questa accoglienza mi ha portato, nel tempo, non solo una crescita personale, fin dalle piccole cose, ma anche una crescita spirituale, una crescita a 360 gradi che nel tempo, anche dopo aver terminato questa esperienza di accoglienza  mi accompagna, mi sta ancora oggi accompagnando nella vita, perché quei valori che mi sono stati trasmessi li sento dentro di me e comunque li vivo quotidianamente.

E questa è la cosa più importante che mi ha trasmesso Novella. Oltre che un abbraccio di madre, un abbraccio verso tutta la mia persona, è stata la grande fede che mi ha trasmesso…anche se devo dire che, io la fede l’ho sempre cercata, fin da quando ero piccola e posso dire di averla trovata dopo tanto tempo, ma non ha importanza questo, perchè comunque l’ho trovata. Quello che io cercavo l’avevo trovato! Ho trovato l’accoglienza e ho trovato la fede che, come diceva Novella, era stato così per lei, era … ricominciare una nuova vita avendo trovato il bandolo della matassa e grazie a lei come ad altre persone che, comunque la circondavano, perchè l’opera è cresciuta, attraverso tanti volti, tante altre persone, che io mi porto dentro insieme a questa fede, questa fede cristiana, che mi accompagna in tutta la vita. Il distacco da Novella è stato sicuramente traumatico però devo dire che non ha lasciato la sua opera e le persone che, comunque aveva intorno non le ha lasciate da sole. Io personalmente non mi sono sentita da sola, si il distacco traumatico, fisico e psicologico c’e’ stato, è stato anche forte, però non mi ha fatto cadere, perchè comunque questo, quest’accoglienza e questo amore che passava attraverso, che è passato attraverso Novella si era esteso verso comunque altre persone. Altre persone che comunque hanno testimoniato e hanno proseguito la sua opera, quindi diciamo che il distacco umano c’è stato ma non mi sono mai comunque sentita sola. Smarrita si, i primi tempi, i primi momenti più che altro, ma non mi sono mai sentita da sola, tanto è vero che ho continuato la mia esperienza qua, fino a quando mi sono sentita, ho reputato che per me era arrivato il momento di, chiamiamolo di … trovare la mia strada.

C’è qualcosa che tu vuoi ricordare, rispetto a questi 20 anni, che si festeggiano in questo luogo, dei momenti importanti per te?

Potrei concludere dicendo che questa opera fatta di persone, perchè le mura sono comunque una parte secondaria, il posto è molto bello e molto accogliente ma è fatto da persone. Posso dire che per me questo posto rimarrà nel cuore per tutta la mia vita e che comunque questo legame anche se io non abito vicino, oggi, è comunque rimasto, tanto è vero che io sono ancora qui, sono stata, sono ritornata qui altre due volte in precedenza e mi sono sempre sentita accolta e, anche oggi testimonio che  che mi sento comunque a casa.

Questo luogo è un luogo dove il cuore rimane! La partenza di una nuova vita, parte da qua. Per me è stato così e spero che anche le persone che oggi vivono in questa casa, possano godere dei privilegi, dei veri privilegi che questo ambiente, queste persone ti danno, ti danno umanamente e veramente.