17 marzo
25 anni di accoglienza

17 marzo
25 anni di accoglienza

17 Marzo 2021

Una domenica come tante nel mese di marzo… il cielo è grigio. Pioggerellina e vento freddo non sono un ostacolo e quel giorno sono in tanti a far festa.

Il desiderio di Novella e Giuliano finalmente si realizza. La Casa di Accoglienza San Giuseppe e Santa Rita apre le porte.

Sono passati 25 anni da allora, 25 anni di storia e di storie, di sofferenze abbracciate e di gioie condivise.

Oggi vogliamo dire grazie a chi ci ha accompagnato.

Grazie ai volontari e agli educatori che hanno sostenuto e sostengono con dedizione e tenacia le persone che ci sono affidate, grazie a chi è stato con noi ed è già in Cielo e grazie alle tante persone che abbiamo accompagnato in questi anni e dalle quali abbiamo imparato tanto e che soprattutto ci hanno allargato il cuore.

Con gratitudine vogliamo offrire a tutti il ricordo di quell’inizio, riproponendo le parole di Novella pronunciate in quell’occasione, con il desiderio che resti vivo l’ideale che ha animato lei e il marito Giuliano.

Questa casa è nata perché un Altro più grande l’ha voluta e qui non posso non ricordare i volti che hanno sostenuto quella che in alcuni momenti anch’io pensavo potesse essere una fantasia. Però l’incontro col movimento di Comunione e Liberazione era stato per me un momento talmente significativo di accoglienza, di vita, di energia, di rinnovamento della mia famiglia che ero sicurissima che non era una fantasia, perchè si trattava di un’esperienza tanto che da quel momento è partita questa grande decisione a che tutti potessero essere accolti come ero stata accolta io; infatti uno non può accogliere se non si è sentito accolto, amato e voluto. In quella gratuità io ho trovato pian piano l’energia per convincere qualcuno che la casa poteva essere un progetto realizzabile.

So bene che la mano ce l’ha veramente messa un Altro con la mano di molti: questa casa non nasce per il grande contributo di qualcuno, ma per il piccolo contributo di tanti. Prima la guardavo e coglievo nei particolari la passione e l’amore con cui i nostri amici in questi giorni l’hanno curata: chi ha fatto le tende, chi ha pulito i pavimenti, chi ha curato i mobili, chi ha dato l’olio. Mi rendo conto che il desiderio che io avevo a quel tempo ero proprio quello di costruire una casa così dove tutti potevano trovare un posto per sé che fosse motivo per riguardare il positivo della vita.

Tutti chiedono perchè è così bella. Io credo che la bellezza – io ho imparato a coglierla nella storia e nell’esperienza che sto vivendo – è proprio la fonte per la rinascita della persona e la compagnia tra la gente è proprio quello di cui ciascuno ha bisogno.
Noi non siamo dei tecnici né degli “esperti”. Adesso siamo molto controllati, nel senso buono del termine. Vengono psichiatri, psicologi a vedere che metodo usiamo e rimangono spiazzati dal fatto che è proprio una vita familiare, dettata dalla passione al quotidiano, dall’alzarsi alla mattina, dall’aprire le finestre in un certo modo perchè non si rompano, al rispetto per le cose nel curare la cucina, nel lavare, nello stirare, nel guardarci in faccia, nel farci compagnia.
Questo è il metodo, la modalità semplice di questa casa, che è già dentro al cuore dell’uomo. Ecco perchè chi incontra la casa dice: “Mi corrisponde, c’è qualcosa”.

Il filo conduttore è semplice: la persona deve sentirsi accolta, amata e stimata nel quotidiano. Qualcuno si chiede a cosa servirà questa casa. Ci siamo resi conto in questi anni che uno dei bisogni più grandi è proprio l’accoglienza. E noi faremo accoglienza a chi busserà alla nostra porta. In modo specifico sarà̀ rivolta a bambini, adolescenti, minori, per far fronte ad una esigenza anche dei servizi sociali. Però c’è una cosa che sta prima. Quando l’ho pensata era così, con tanta gente. Non è una casa dove si fa accoglienza a venti persone e gli altri devono stare fuori, ma qui può stare chiunque desideri nel suo cuore una modalità di vita insieme, una vita dove può essere se stesso. E questo credo che sia proprio ciò di cui oggi la persona ha bisogno.

Noi non guardiamo mai l’altro per la somma dei suoi problemi, anche perchè questo fa sentire impotenti, ma nella memoria di questo grande miracolo accaduto nella nostra vita abbiamo sempre la certezza che nell’altro può accadere un avvenimento che gli rinnova la vita. E Dio possa – se siamo docili – servirsi anche di noi.

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