22 Novembre, una bella serata…

22 Novembre, una bella serata…

18 Dicembre 2018

22 Novembre, una bella serata… tante persone per condividere le cose belle che hanno animato la vita di Casa Novella in quest’anno e per sostenere concretamente con la loro partecipazione le attività educative e di accoglienza. Grazie alle testimonianze di Adele, responsabile di Casa Novella e di Don Leo, il sacerdote che da anni accompagna paternamente i ragazzi del Fienile per un breve periodo in montagna, tutti gli ospiti hanno scoperto il valore che le vacanze hanno per i nostri ragazzi, per le mamme e i bambini e per tutte le persone che vivono nelle nostre case. Le vacanze, un tempo prezioso per conoscere e conoscersi, scoprire la bellezza delle cose, degli affetti e dei legami. Non c’era tempo in quella serata per dar voce a tutti i protagonisti che bene possono documentare la bellezza e l’utilità di questo tempo. Per questo desideriamo mettere a disposizione alcuni spunti emersi dal racconto e dalla testimonianza di chi ha partecipato alle vacanze.
5 giorni intensi insieme ai ragazzi 24 ore su 24. Questo ha sicuramente permesso al nostro rapporto di migliorare e diventare sempre più profondo conoscendoci meglio l’uno con l’altro e non solo, rispetto alla routine lavorativa abbiamo potuto essere più connessi con loro, condividendo le semplici attività giornaliere. Così i ragazzi, si fidano di più e ciò permette un lavoro più profondo nel quotidiano.
Un educatore del Fienile
Nel tempo, abbiamo sperimentato e verificato il grande valore che ha “il rischio” dell’uscire dalla routine quotidiana per vivere con le mamme e i bambini di Casa la Pietra qualcosa di nuovo, come una vacanza o una “gita fuori porta”. Il nostro lavoro si basa sulla costruzione di un rapporto con i nostri ospiti dentro la quotidianità, vivendo e condividendo con loro un pezzettino di vita. Una condivisione che le nostre mamme non scelgono, ma si trovano a dover vivere; un’occasione che così è vista e percepita solo a volte e dopo molto tempo. Il lavoro insieme continua ovunque andiamo e qualsiasi cosa facciamo, ma il valore aggiunto nei momenti “straordinari” è il desiderio di organizzare e vivere un’esperienza bella e importante per tutti. I momenti di vacanza permettono di condividere con mamme e bambini nuove sfumature, permettono di guardare cambiando prospettiva, permettono di raccogliere insieme i frutti del lavoro quotidiano, lasciano spazio al piacere dello stare insieme con la certezza di avere sempre punti di riferimento che divengono ancora più chiari. Il riorganizzarsi in un posto nuovo, permette di tirare fuori tutte le risorse e di scoprirne di nuove. All’interno di una cornice chiara, ci piace sperimentarci in una maggiore libertà, e quest’anno è stato bello accorgersi di come le mamme si siano spontaneamente e diversamente organizzate nella gestione del tempo e dei loro bambini; di come abbiano “diversamente” chiesto aiuto dentro uno spazio più libero. Tra i ricordi più belli, vi è la complicità che si crea ogni volta, perché ognuno è inevitabilmente più disponibile. Le fatiche sono presenti nella quotidianità e sono presenti in vacanza, ma ci educhiamo a trasformarle sempre in qualcosa di più, cerchiamo insieme il loro significato e le utilizziamo per continuare a camminare. Nell’organizzare i momenti di vacanza cerchiamo posti belli, comodi (a loro misura), pensati per loro e per noi, un “Noi” in cui si accorciano le distanze e i rapporti divengono più chiari. Tornati a casa, ci portiamo dietro i ricordi che consolidano il legame, la spensieratezza che a volte è bene ricordarsi di introdurre, uno sguardo più pieno e più ricco. Ho scoperto di me, che l’essere autentici anche se “un po’ più esposti” , riempie, unisce, consolida. Ho scoperto di loro che hanno voglia di fare cose belle insieme, che l’intensità delle loro paure è grande, ma altrettanto grande è la voglia di superarle e insieme è tutto un po’ più semplice. Sperimentano di poter tornare a casa più forti e più autonome. Si accorgono realmente che “siamo lì per loro” e che questo non è per noi “solo un lavoro”.
La Coordinatrice della “Pietra” (casa d’accoglienza per mamme e bambini)
Ho deciso di partecipare alla vacanza di Casa Novella per trascorrere un po’ di tempo con alcuni amici che mi sono molto cari. Stare con loro fa bene a me e alla mia famiglia. Ero molto preoccupata per il numero dei partecipanti e mi chiedevo: ci sarà un gran casino? Litigheremo per organizzare le giornate? Mi arrabbierò e sarò triste perché non riuscirò a stare con quelli per cui ero partita? Mi riposerò? Non so perché è successo che ho vissuto giorni sereni e ricchi di bellezza da vedere… nell’azzurro del mare, nei volti, nella gratitudine reciproca per le amicizie, nella libertà di raccontarsi durante i dialoghi sul bagnasciuga. Mi sono trovata disponibile a “stare” con chi non era nelle mie preferenze, a stare con chi c’era. Questa semplicità e disponibilità non è essere stata solo mia perché era rigenerante e pieno di commozione e gratitudine il clima che ho respirato. Il momento più importante per me della vacanza è stata la sera in cui ho chiesto a Rita e Delmo di raccontarci come hanno conosciuto Novella. Avevo già sentito il loro racconto ma volevo riascoltarlo di nuovo. Da tempo vivo un’ inquietudine nei rapporti con i miei amici, mi sembrano rapporti formali dove si cerca di stare bene insieme ma in fondo non si fanno dei passi, si condivide la vita senza però dare troppo fastidio e non riesco ad aprirmi realmente rispetto a ciò che mi affatica o che mi ferisce nel vivere. Questo era uno dei motivi per cui avevo deciso di andare al Giglio, lì c’erano degli amici con cui intravedo questa possibilità, di essere me stessa con le mie fatiche e ferite e sentirmi voluta bene così. La storia dell’amicizia di Rita con Novella è ciò che desidero, poter ricevere ed essere compagnia senza formalismi, senza cercare la condizione ottimale per vedersi, senza adattarmi o smussarmi nei rapporti per non creare malintesi o incomprensioni, per non sentirmi fuori luogo o inadeguata. Rita ci ha raccontato che quando era al telefono con Novella e le cose non andavano bene e lei era molto affaticata Novella le diceva “Prendi il tegame con la cena e vieni su”… e loro andavano… da Rimini andavano a Castel Bolognese! Tornati a casa con un’ amica ci siamo dette: ” Dopo il Giglio non si torna indietro” e intendevamo dire che dopo aver vissuto i rapporti in questo modo semplice, disponibile e libero ma allo stesso tempo intensissimo quando tornerò a complicare le cose, cercando forme perfette per vedersi (che non esistono), quando qualcosa striderà io desidero non dimenticarmi dell’intensità di quei giorni, e siccome non l’ho vista e vissuta solo io questa novità, ho chiesto ai miei amici di aiutarci a vivere tra noi ricordando questa bellezza. Non è facile, la quotidianità e i tanti impegni non aiutano ma c’è un punto forte cui guardare, fatto di giornate insieme, facce e dialoghi intensi. Non l’ho visto solo io perciò possiamo aiutarci nel ricordarcelo.
Una volontaria
Come dice la mia amica Silvia che era con noi in vacanza “dal Giglio non si torna più indietro”. Effettivamente anche ora che il clima è più rigido e gli alberi sono ormai spogli, mi ritrovo a raccontare ad amici e conoscenti ciò che è successo in quella settimana, come se fosse appena accaduto, o per lo meno accaduto da un po’ ma ancora del tutto presente. Non so come spiegarlo, ma quello che io sento è più della abituale nostalgia delle ferie per le belle serate, l’acqua cristallina e i tramonti da cartolina; in quella settimana io ho vissuto un modo di stare insieme diverso, nuovo, che mi ha completamente affascinato e che non voglio abbandonare più. Non avevamo mai partecipato a una vacanza della Casa d’accoglienza, quest’anno però abbiamo deciso di andare anche noi un po’ perchè abbiamo sempre sentito racconti positivi di queste vacanze, un po’ perchè abbiamo un bambino in affido e molti dei ragazzi che partecipano sono anche i suoi amici e un po’ perchè, frequentando la Casa d’accoglienza, quel modo di stare insieme e di volersi bene è diventato una calamita. Devo dire che l’impatto è stato un po’ destabilizzante: eravamo in tanti, tutti vicini e, soprattutto, non c’era più qualcosa di esclusivamente mio, ma tutto il giorno era condiviso, dal colonizzare la spiaggia libera, al pranzo al sacco, alle cene, ai vari momenti in cui sbucavano bambini un po’ ovunque perchè “posso assaggiare le tue gocciole, mi metto un po’ sul tuo divano, come fai ad affettare le carote così velocemente senza tagliarti?”. Io per natura cerco un po’ difendere i miei spazi, le mie autonomie, almeno una parvenza di ordine, invece qui la mia impostazione veniva completamente ribaltata, ma allo stesso tempo non mi sentivo minata nella mia autonomia. Cioè ho scoperto, anzi ho visto che c’è un modo di condividere sè che non è annullarsi o sopportare, anzi, io mi sento molto più felice e soddisfatta per questo bene grande che unisce e lega persone così diverse per età, attitudini e storie. Ecco perchè in quella settimana è successo qualche cosa che continua anche ora, perchè quello sguardo attento alle esigenze di ciascuno, quella pazienza nei confronti di tutti, quella cura alle cose belle, quel mai accontentarsi di una risposta banale sono talmente appaganti che, anche tornati a Castel Bolognese, si può avere la stessa intensità. Tra tutto ciò che è successo, mi ha colpito molto la chiacchierata con la Rita e Adelmo, quando ci hanno raccontato come sono diventati amici della Novella e Giuliano, e di quando alla sera telefonavano a Novella pieni di preoccupazioni e lei rispondeva di salire in macchina portando la padella con la cena cucinata e di raggiungerli a Castel Bolognese per poter vedersi e rinfrancarsi a vicenda. Quanto borghesismo invece, arrugginisce i nostri rapporti: ci deve sempre essere la situazione ottimale per fare tutto, per ricevere gli amici la casa deve essere linda e profumata, per confortare qualcuno che è un po’ in crisi non ci dev’essere nessun altro presente e poi in fondo le magagne di famiglia si tende a tenerle tra le mura di casa, come se uno dovesse difendere una forma impeccabile per sentirsi a posto e accettato. L’altro fatto che mi ha rinvigorito nel profondo è stata la presenza di don Leo. Io con lui ho vissuto gli anni travolgenti delle superiori, la preparazione al matrimonio e poi ora ci si vede solo sporadicamente; invece ri-incontrarsi e seguirlo per 30 minuti di sentiero in salita tra gli arbusti per celebrare la messa guardando il mare e poi cantare coi bambini attendendo il tramonto è stato uno spettacolo. Mentre eravamo lì cantare tutti insieme, con il cielo tinto di rosso e il vociare di tutti i bambini mi sono commossa, perchè mi sono accorta delle radici profonde che ha il bene che il Signore mi vuole, che ha preparato una strada che è partita da lontano, dai tempi insospettabili delle superiori, in realtà anche da prima, fino a portarmi allo spettacolo di pienezza di adesso che mi ritrovo in vacanza con 60 persone, un bambino in affido, incertezze per ciò che ancora dovrà succedere, ma il cuore colmo di gioia e di gratitudine.
Una volontaria
L’esperienza della vacanza ci ha fatto capire che queste donne, insieme ai loro bambini, hanno bisogno di vivere delle esperienze di vita quotidiana che le portino ad avvicinarsi ai loro figli in maniera propositiva e che esistono cose positive anche nei momenti di difficoltà. Il tempo vissuto con loro lontano dall’ambiente abituale dà la possibilità di instaurare un rapporto di fiducia, in cui vengono incoraggiate nelle loro capacità e nel “puoi divertirti e svagarti anche con tuo figlio”. Abbiamo voluto fare questa vacanza per aiutarle ad essere protagoniste della loro vita e per assicurare che crediamo nelle loro capacità. Hanno bisogno di vivere il “qui ed ora” e un’esperienza cosi le rende protagoniste insieme ai loro bambini e le arricchisce come persone. Volevamo trasmettere la voglia di passare con loro del tempo non stando solo in comunità ma anche in una situazione di “normalità”, mettendoci tutte in gioco sullo stesso piano. Perché ogni vacanza è una sfida per entrambe le parti. Sicuramente l’impatto lavorativo è cambiato dopo questa vacanza perché ci siamo ritrovate tutte a vivere delle situazioni diverse da quelle che siamo abituate a vedere: è nata una “complicità” che aiuta ad affrontare insieme i momenti critici in un posto nuovo. Hanno sentito che eravamo lì, per loro e con loro, che non era una cosa obbligatoria da fare dettata da qualcun altro, ma per scelta nostra, perché volevamo fare un’esperienza insieme a loro che potesse far crescere tutti, da portarci dietro come bagaglio di vita personale.
Queste donne, come noi del resto, hanno bisogno di tante attenzioni Hanno bisogno di sentirsi “pensate”, “coccolate” e “guardate” per quello che sono, accolte in tutti i loro bisogni non solo nel loro essere mamme. Vogliono vivere più “normalità” possibile con persone che stanno con loro per quello che sono e per la compagnia che anche loro sanno dare.
Le educatrici della Pietra
Anche quest’anno come ogni anno le vacanze condivise coi ragazzi del Fienile sono state una grandissima opportunità.
La prima settimana di luglio io, Giuseppe (mio collega) , alcuni amici volontari (don Leo, Plank e l’Alma ) e 10 ragazzini del Fienile delle medie e superiori siamo stati 5 giorni a Pinzolo in un maso che ci ospita da alcuni anni grazie alla disponibilità di un amico. In quei giorni abbiamo approfondito con l’aiuto di don Leo, il tema dell’estate: “C’è del buono a questo mondo, padron Frodo, è giusto combattere per questo.” Nella maglietta consegnata ai ragazzi proprio in quei giorni, oltre alla scritta, c’è il disegno di una porta aperta, dove s’intravvede un bellissimo paesaggio, e una seggiolina dentro casa accanto alla porta spalancata, che sta a indicare la possibilità decidere se rimanere seduti e guardare da spettatori la vita, oppure varcare la soglia e andare a esplorare il mondo attorno a noi. E così in quei giorni, in montagna, abbiamo cercato di aiutarci a guardare quello che c’è di buono in noi e attorno a noi, seppur a volte difficile da vedere per le fatiche del vivere: durante le escursioni in montagna ci chiedevamo di camminare in fila indiana e in silenzio dietro a chi guidava, per poterci sorprendere di più del paesaggio, i ragazzi aiutavano Alma e Plank nella preparazione dei pasti e ci allietavano ogni giorno con divertenti brindisi che ripercorrevano i momenti più importanti della giornata. Non sono mancati momenti di dialogo o di ascolto, in particolare quest’anno i ragazzi sono rimasti molto colpiti dai racconti che don Leo ha fatto della sua giovinezza! Siamo andati a visitare una malga dove abbiamo potuto conoscere la cura e il processo che c’è dietro alla produzione del formaggio, fino a provare anche noi a produrlo e… mangiarlo. Il tempo che trascorriamo ogni giorno con questi ragazzi è tanto, ma spesso la routine non ci permette di accorgerci di tante cose, spesso si vive con superficialità o soffocati dalle tante cose da fare. Le vacanze offrono un tempo favorevole al rapporto coi ragazzi, favorevole a loro nel guardarsi e riflettere su loro stessi, accorgersi di ciò che hanno e non ripiegarsi su quello che manca. E’ un tempo favorevole ad approfondire il rapporto tra noi, aumentare la familiarità e libertà che rimane anche tornati a casa, vivere tanti momenti divertenti che continuano a far sorridere anche dopo tanto tempo… e così le vacanze, unite a tutto il resto, fanno emergere sempre di più il tesoro che c’è in loro, sono esperienze positive che portano a desiderare di vivere anche la quotidianità con quella stessa disponibilità e ironia con cui si vive in vacanza. Sinceramente anche noi educatori ogni anno torniamo molto arricchiti, con tante domande, scoperte, riflessioni che diventano oggetto di dialogo, che introducono cose nuove nel rapporto tra noi e con loro che ci porta a dire che ne è valsa la pena!!!
La coordinatrice del Fienile
La preziosa possibilità di trascorrere una vacanza insieme agli ospiti della Maccolina ha permesso di condividere situazioni e momenti straordinari, capaci di andare oltre la realtà quotidiana. Tali esperienze consentono quindi di spezzare la routine che rischia a volte di diventare monotona, consolidata e ripetitiva, lasciando spazio a esperienze nuove e speciali che permetto a noi educatori di osservare oltre, di scoprire caratteristiche nuove in ogni ospite e di sperimentare una realtà reale al di fuori delle mura “sicure” del nostro Centro. La vacanza diventa quindi per gli ospiti e per gli educatori un’occasione per crescere insieme, per diventare grandi, loro come uomini adulti, noi come professionisti in quest’ambito. Per quanto mi riguarda i momenti vissuti con loro durante quest’esperienza, mi hanno consentito di conoscerli a fondo all’interno di un ambiente di vita reale ma anche familiare. Ho scoperto di loro nuovi aspetti, nuove abilità, una serenità e una tranquillità in ogni loro azione, ma soprattutto un’estrema capacità di saper valutare la situazione in cui ci si trova e di adattarsi di conseguenza, una flessibilità mentale che non credevo essere caratteristica primaria di adulti con autismo. Per quanto riguarda me stessa, ritengo che l’esperienza sia stata molto utile per una mia crescita personale e per acquisire quella spontaneità, quella naturalezza, quella serenità nell’affrontare ogni situazione nel mio lavoro.
Una educatrice della Maccolina

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